Dario di Viaggio a Montevideo di Valerio Balzametti

Montevideo

Arrivando dal fiume, la capitale Uruguaya, fa subito un buon effetto.Detta così può sembrare una visione parziale e di parte; in realtà, dopo averci pensato qualche ora, ho capito che l’arrivo dal porto aveva avuto un effetto positivo: una sorta di effetto placenta. Arrivare, vedere alcuni tratti dolci dell’architettura coloniale ma essere ancora fuori dal territorio fisico su cui Montevideo pianta le sue radici. Il primo paragone che si può fare è con le città di mare affascinanti e riservate, prima tra tutte Genova.

In realtà il capoluogo ligure è molto più spigoloso e protetto; la città uruguaya invece è sicuramente più morbida, dietro al suo porto con un aria un po’ burbera, come tutti i porti, si apre una città che è cresciuta sulle sponde di un fiume che già è un mare. Da Montevideo a Buenos Aires sono tre ore e mezzo di traghetto, in mezzo navigano navi merci ed è enorme tanto da non poter vedere l’orizzonte. Fiume mi pare riduttivo. Ecco io semplicemente troverei un’altra parola!E le radici di questa città sono molteplici, contrastanti e molte, personalmente, le devo ancora scoprire. Ma quelle strade sono rimaste vive: dalla ciudad vieja a plaza Indipendencia, dal barrio sur a Palermo, dove una delle attività di retos al sur si è trovata a convivere con le mille anime di queste porzioni di territorio, ha fatto scoprire a me una delle bellissime facce di questa città sudamericana.

Retos al sur La prima accoglienza è stata svolta dalle ragazze della Posada al sur che Reorient/retos al sur gestiscono nel quartiere della “ciudad vieja”, proprio nei pressi del porto. La struttura è esattamente quello che uno si augura da chi si occupa di turismo responsabile: un casa trasformata in alloggio per i turisti, che però mantiene l’accoglienza, l’ospitalità e i ritmi casalinghi. A questo chiaramente si aggiungono i suggerimenti e l’appoggio di chi lavora lì; riuscire a trovare subito materiale informativo della società di Montevideo e poter avere informazioni turistiche classiche accompagnate dai percorsi sociali che nella città si sviluppano.

Tre ambiti di intervento In breve tempo mi sono così trovato a conoscere i tre principali ambiti di intervento sul territorio montevideano sviluppati dall’associazione Retos al sur, appoggiata da Reorient: - il turismo responsabile, ovvero le radici dell’associazione;- l’impegno all’interno delle reti di economia solidale, l’ambito naturale in cui si muove;- l’appoggio e la condivisione con le realtà dei clasificadores, il percorso più recente.Per il primo ambito, oltre chiaramente alla posada, ho avuto la fortuna di vivere una delle attività organizzate all’interno del “dia del patrimonio” con le reti sociali di uno dei quartieri popolari di Montevideo, el barrio sur. Uno dei “barrios” così detti insicuri, in cui i turisti hanno difficoltà ad accedere; eppure in quell’occasione il lavoro di rete messo su da retos ha dato i suoi frutti, ed io, da straniero, ho potuto capire qualcosa di quella città. E così, tra i ritmi africani del candombe e la bellezza divertente che può avere una strada in festa di un quartiere popolare, ho intravisto qualcosa. Ho sentito le parole e gli odori intorno al mate e l’orgoglio di chi vive in case che non sono palazzoni di diversi piani. Lì dove ancora esistevano le abitazioni collettive di origine africana buttate giù, guarda caso, dalla dittatura militare per poter affermare una certa pudicizia dei costumi, ho trovato qualcosa. Qualcosa di famigliare che ha codici conosciuti ed amati e storie nuove, nuove prospettive ed idee. E ancora, a proposito di economia solidaria, ho avuto la fortuna di partecipare all’incontro del Latino America delle reti, organizzazioni e soggetti che si occupano dell’Altra economia riunite nel Ripess. Un’esperienza che dà la dimostrazione che questo continente è capace di essere molto di più di un “cortile di casa” ed anzi di essere un laboratorio di alternative a cui guardare con interesse per poter cogliere alcune possibilità nuove. Infatti la capacità di costruire un discorso condiviso sull’economia solidaria come elemento reale è un passaggio determinante, ben dimostrato dalla qualità degli interventi ma soprattutto di esempi concreti che si stanno realizzando in Bolivia e in Venezuela. L’ultima relazione di quei giorni ha ben sintetizzato il senso centrale sul quale ci si sta muovendo in Latino America, ma anche in Italia, e che mi è piaciuto tenere come strumento da mettere nella mia “cassetta degli attrezzi”: “la economía social y solidaria está basada en valores humanos y principios de solidaridad, que propugnan el reconocimiento de la otra persona como fundamento de la acción humana y eje de la renovación de la política, la economía y la sociedad (…) incluye al conjunto de actividades y organizaciones de carácter comunitario, asociativo, cooperativo, mutualista y demás formas colectivas creadas para responder a las necesidades de empleo y de bienestar de los pueblos, así como a movimientos ciudadanos orientados a democratizar y transformar la economía”. Inoltre in quei giorni c’era la “feria nacional de economia solidaria”, organizzata dalla rete di economia solidaria dell’Uruguay che, oltre ad essere stata una divertente ed interessante iniziativa, mi ha dato la possibilità di conoscere persone che quotidianamente sviluppano un discorso di altra economia traducendola nel loro cosciente sostentamento quotidiano; questo è ben rappresentato anche dalla “Tienda di economia solidaria” di Montevideo dove una rete di piccoli artigiani e produttori espone e vende. Anche questa esperienza nasce grazie all’appoggio di Retos al sur e Reorient e rappresenta un punto avanzato e concreto dell’altra economia a Montevideo.

Clasificadores“Nel 1998 è stata data la prima definizione operativa dei “clasificadores”: Il classificatore è un lavoratore informale che raccoglie dai domicili materiale da riciclare e/o da riutilizzare, lo separa dividendolo tra materiale per l’autoconsumo e materiale per lo scambio e per la vendita. Il processo si suddivide in tre parti: a)raccolta dei rifiuti dalle strade della città effettuando una prima separazione b)separazione definitiva dei residui nel proprio domicilio c)vendita agli intermediari della materia prima ricavata”(OSV,1998) Il terzo intervento riguarda i clasificadores, ovvero i riciclatori di strada. Questi lavoratori, la loro condizione, il loro passaggio, con carri spesso trainati da cavalli, è un elemento costante nelle strade di Montevideo, come di moltissime città del Latino America. Svolgono la raccolta di residui solidi per poi differenziarli e rivenderli alla grande catena di riciclo. E proprio con loro, Reorient e Retos al sur, hanno iniziato, un paio di anni fa, un percorso di collaborazione ed appoggio. Questo ha portato alla creazione di una delle primissime esperienze di cooperative di clasificadores: la “Juan Cacharpa”. Questo tipo di organizzazione è già presente e strutturata in altri paesi sudamericani, migliorando le condizioni di lavoro, oltre alla dignità con cui può essere svolto, ma in Uruguay è ancora una prospettiva sperimentale.Ho avuto la fortuna di poter conoscere i membri di questa cooperativa e di altre cooperative a Montevideo, come Indipendencia de las Mujeres, unica cooperativa di sole donne, e chi con loro lavora ogni giorno, e fare con loro i giri di raccolta; quello che ho conosciuto sono state storie quotidiane, necessità e bisogni ma anche capacità organizzative, attuazione pratica e soprattutto una comprensione della realtà e della possibilità di migliorarla. In questo si inserisce anche il prossimo progetto di microcredito, che partirà a breve, che inizierà grazie ai fondi del Primo municipio di Roma, e che garantirà di sostenere altri progetti di miglioramento delle condizioni lavorative e, conseguentemente, di vita. Infatti questa prima cooperativa è nata grazie ad un piccolo prestito di micro credito, che proprio nel mese di Dicembre 2008 è stato finito di pagare, segno di un’efficienza e capacità strutturale ma, soprattutto, simbolo di una possibilità di sviluppo.

Nuovi progetti E proprio chiacchierando con i clasificadores e vedendo il lavoro che svolgono quotidianamente è nata l’idea di un nuovo progetto di “appoggio comunicativo”. Infatti le cooperative di clasificadores svolgono un raccolta molto avanzata, un “porta a porta spinto”. Questo sistema è una grande beneficio per il loro lavoro perché meno faticoso e più redditizio, è un beneficio per la cittadinanza e tutta la città e, ultimo ma non meno importante, per l’ambiente.Da qui nasce l’idea di sviluppare una campagna comunicativa che sappia spiegare e valorizzare il lavoro e realizzare una pubblicazione destinata agli studenti che gli stessi clasificadores andranno a presentare in aula. Questo è stato il risultato di un mese e mezzo di ragionamenti, suggestioni ed intuizioni che più persone hanno dato e suggerito; siamo riusciti a condensarle in parole e tradurle in un progetto. Inoltre in questo periodo sono nate nuove idee e, soprattutto, c’è stata la possibilità di stringere nuove relazioni con persone e organizzazioni, come Emmaus; con queste molto si è discusso, soprattutto sull’esigenze di puntare sulla formazione per i giovani, offrendo così nuove possibilità di impegno e sviluppo. Infatti le nuove generazioni che vivono la stessa condizione sociale dei clasificadores spesso non possono scegliere tra molte alternative; per questo, uno dei percorsi sui quali continuare a lavorare e a progettare, può essere proprio quello di investire nei giovani per poter costruire un futuro cambiamento.

 

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